Boardgaming is not for girls

Il mondo del gioco e dei giocatori è sempre stato considerato di nicchia. In parte è senz’altro una questione di numeri, in Italia più di altri paesi, ma credo che sia anche una questione di “rumore”, inteso come risonanza, immagine: chi ama il calcio, va alle partite. Chi ama ballare, va in discoteca. Chi ama giocare, si chiude in casa (si pensa). E se magari non ti piace nemmeno il calcio, l’etichetta di sfigato, o nerd come dicono gli americani, ti si appiccica addosso insieme a tutti quei luoghi comuni che si fanno fatica a togliere. A discriminazione si aggiunge discriminazione quando si dice che “giocare ai giochi da tavolo non è una cosa da ragazze”.

“Who is she?” di Zuzia Kozerska-Girard

In realtà, alcuni giochi da tavolo sono stati addirittura pensati e prodotti per sensibilizzare il pubblico riguardo temi importanti, incluso il tema dei diritti delle donne, come ad esempio “Who is she?” una variante del famoso gioco “Indovina chi?” della designer polacca Zuzia Kozerska-Girard che ha deciso di sostituire i buffi personaggi del classico MB con personaggi femminili di successo, utilizzando proprio i loro traguardi come elementi per indovinarne l’identità; o ancora Ms. Monopoly del colosso americano Hasbro, dove la nipote dell’iconico omino con i baffi della scatola tradizionale cambia le regole del gioco, facendo guadagnare di più le donne (e, di conseguenza, ragionare su quanto spesso nella nostra società avvenga proprio il contrario, senza nessun legame con i meriti delle persone).

Nella mia esperienza come giocatore ed educatore ho sempre cercato di utilizzare il gioco proprio come strumento educativo, con tutti; ovviamente perché un approccio divertente è più efficace di qualcosa di rigido ed imposto, ma anche perché il gioco è sempre specchio di quel che accade “fuori” dal tavolo: se non rispetti le regole nessuno si diverte, se ti prendi l’impegno di una partita hai la responsabilità di finirla, la libertà del tuo turno inizia e finisce con il turno degli altri… somiglia molto alla base del vivere civile, vero? Così come “se ti piace un gioco, non può essere il tuo genere ad impedirti di giocare”.

La copertina del gruppo DD&D illustrata da Rosemary Monticelli

La discriminazione può avere tante facce, tante sfumature, ma è fatta di tratti comuni e caratteristici: analizzarli fuori dagli schemi e dai contesti a cui siamo abituati può aiutare a farci riflettere. Il gruppo di studio DD&D – Donne, dadi e dati (nome che strizza l’occhio al nome del celebre gioco di ruolo D&D – Dungeons and Dragons) ha voluto proprio fotografare ed analizzare quanto la discriminazione di genere sia presente nei giochi di ruolo oggi. Abbiamo intervistato Martina, che fa parte di questo gruppo di ricerca:

  1. Chi sei?

Ciao! Sono Martina, parmigiana di 33 anni. Nella vita mi occupo di comunicazione e marketing, sono mamma di una splendida bimba di 7 anni, oltre che attrice di improvvisazione teatrale e un’attivista per tutte le minoranze nel tempo libero.Ho iniziato a giocare ai giochi da tavolo quando ero piccolina, ma solo nell’adolescenza ho scoperto il gioco di ruolo dal vivo, i GDR da tavolo e i boardgame intelligenti. È stato subito amore. Ora promuovo il gioco intelligente e l’inclusione grazie a DD&D.

  1.  A cosa giochi?

Attualmente sto giocando una bellissima campagna di “Cuori di Mostro“, un gioco di ruolo che parla di mostri adolescenti, dove abbiamo scelto di interpretare tutti personaggi con disabilità fisica o mentale, per provare a metterci nei panni di chi le vive tutti i giorni. Gioco anche una campagna di “Never tell me the Odds“, un gioco di narrazione fantascientifico.

I lunedì e i venerdì giochi da tavolo con l’associazione Comelasfoglia.

  1. Cos’è DD&D?

Donne, dadi & dati è nato nel 2018, è il primo gruppo di ricerca italiano sul gioco di ruolo in ottica transfemminista queer intersezionale, con l’esigenza di studiare e contrastare le discriminazioni (in particolare sulla base di genere, orientamento sessuale, etnia, disabilità, stato sociale) nella community italiana del GDR in tutte le sue forme (da tavolo, dal vivo, online). All’interno del gruppo ci sono persone da ogni background professionale che condividono, oltre la passione per il gioco di ruolo, la voglia di lottare contro le discriminazioni delle minoranze.

  1. Perché il nome “Donne, dadi & dati”?

Donne: il nucleo originario del gruppo era composto esclusivamente da persone adulte che si riconoscono nel genere femminile, e questo ci è parso tanto significativo da meritare di essere sottolineato nel nome stesso del progetto, anche se il gruppo è aperto a persone di ogni genere ed età;

Dadi: la realtà che si intende indagare è quella del gioco di ruolo

Dati: lo scopo principale del gruppo è la ricerca, raccogliendo e interpretando dati statistici

Naturalmente, l’assonanza dell’acronimo DD&D con D&D è voluta 🙂  

Il logo di DD&D – Donne, dadi e dati
  1. Cosa si intende per “transfemminismo queer intersezionale”?

Questo concetto parte da quello di “femminismo”, cioè il movimento politico e culturale che ha come fine ultimo il riconoscimento di pari dignità e diritti per uomini e donne, e lo estende; per “transfemminismo” si intende infatti un transfemminismo che parte dalla rivendicazione dei percorsi di transito (siano essi relativi all’espressione dell’identità di genere per le soggettività trans*, che al transito spaziale tra regioni geografiche per le soggettività migranti) per ampliare la classe delle identità oppresse, unite contro le oppressioni societarie.

Questo femminismo è dunque inevitabilmente anche “queer”, termine-ombrello diffusosi nella lingua inglese prima come termine discriminatorio, come insulto, e oggi fieramente reclamato da una parte della comunità LGBT+ e non solo; con il significato letterale di “insolito, eccentrico, non lineare”, si rivela sempre più adatto a far sentire parte di una comunità non etero-normativa le persone che fino ad oggi non si consideravano da essa pienamente rappresentate, in particolare in caso di identità di genere e orientamenti sessuali non binari; “intersezionale”, infine, si vuole evidenziare il fatto che ogni individuo può essere discriminato a causa della sua appartenenza a molteplici minoranze, anche contemporaneamente, e che quindi un femminismo davvero efficace deve contrastare l’oppressione di tutte le minoranze (sessismo, omo-bi-transfobia, xenofobia, razzismo, abilismo, classismo).

  1. Di cosa vi occupate? Come lo fate?

Lavoriamo su diverse aree:

  • Attività di ricerca: studi sulle discriminazioni e le rappresentazioni di genere e orientamento sessuale (ma non solo)
  • Traduzione e divulgazione: traduciamo articoli e saggi internazionali sul GdR o il gaming e li rendiamo disponibili; proponiamo riflessioni sulle identità e ruoli nel gioco con la community che ci segue.
  • Pubblicazioni e convegni: partecipiamo a convegni scientifici e pubblichiamo le nostre ricerche, per es. La ricerca sulle discriminazioni pubblicata su “Fuori dal dungeon: genere, razza e classe nel gioco di ruolo occidentale”.
  • Progetti ed eventi: partecipiamo ad eventi di divulgazione e gioco organizzato per far giocare dei GdR inclusivi e che trattano tematiche di discriminazione; Presenteremo alla fiera di settore Modena Play  “Spazio sicuro”, un progetto volto a fornire strumenti di supporto per realtà ludiche che vogliono costruire uno spazio sicuro e inclusivo anche nei momenti di gioco.

Con questo lavoro ci si augura di poter arrivare, come giocatrici e giocatori, ad acquisire maggior consapevolezza e sensibilità nei confronti dell’ altr* al tavolo di gioco, così da rendere la community maggiormente inclusiva e accogliente per tutte, tutti, tutt*.

  1. Credi che ci siano discriminazioni di genere/verso i giocatori?

Dipende dall’ambiente di gioco. Le discriminazioni sono diffuse in modo capillare, in quanto permeano interamente il tessuto sociale, quindi c’è da aspettarsi che il mondo del gioco ne sia influenzato come il resto del mondo. Proprio come il resto del mondo, però, a fare la differenza è l’ambiente specifico. Quindi si lavora in questo senso, cercando di sensibilizzare sul tema e di rendere attenti i giocatori e le giocatrici sia nell’evitare, che nel riconoscere questi fenomeni. Ci sono anche delle note positive. Rispetto ad altri ambienti,  il nostro è a mio avviso uno di quelli in cui sono più attive attenzioni di un certo tipo, atte ad evitare fenomeni discriminatori. Per esempio ci sono alcune comunità particolarmente attive sull’argomento e anche nel mondo fieristico sono attenti a questi temi.

Potete approfondire leggendo qui la nostra ricerca sulle discriminazioni.

  1. Hai avuto esperienze di questo tipo?

Personalmente credo di essere stata abbastanza fortunata nell’aver trovato attualmente dei gruppi di gioco molto sereni e inclusivi. Durante gli anni però è successo, per esempio, di ricevere molestie sessuali da parte di sconosciuti nei giochi di ruolo dal vivo, con la scusa “il mio personaggio si comporta così”, oppure banalmente – ma molto frequente – di essere sottovalutata in bravura nei giochi perché sono donna.

9. Quali azioni secondo te andrebbero fatte per “migliorare”

Credo che il dialogo sia sempre la forma corretta per cercare di risolvere un problema. Spesso questi comportamenti sono intrinsechi nelle persone, causati dall’abitudine della società a discriminare. Se si apre un dialogo c’è buona possibilità di fare capire un punto di vista nuovo. Non è sempre possibile, ma noi siamo qui per aiutare 🙂

10. Credi che attraverso il gioco si possa trasmettere questo tipo di riflessione?

Assolutamente sì! Sia in alcune dinamiche che avvengono proprio all’interno del gioco stesso, per cui stiamo costruendo il progetto spazio sicuro, sia nell’utilizzo del gioco come veicolo di informazioni per combattere le discriminazioni. Credo che il gioco (da tavolo o dal vivo) sia una forma importantissima di apprendimento. Sin da piccoli impariamo a fare il gioco “facciamo finta che…” e costruiamo storie e impariamo a comportarci come dei personaggi. E mettersi nei panni di qualcuno (buono, o cattivo) aiuta a capire nuovi punti di vista.

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione.

Platone

Fonti: https://realwomenofgaming.com/2018/01/09/it-takes-a-village-board-game-grrls-and-the-importance-of-women-gaming-groups/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web su WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: